allo Specchio
Ecco siamo qua, qualche immagine è allo specchio
per riflettere tanti “NO”, pochi “SÌ”
oggi qualche ruga in più.
Dove siamo noi? Quanta strada abbiamo fatto?
Per trovarci qui!
A vedere che c’è un progetto ormai allo sbando
da correggere senza se, senza ma,
senza indugi e ambiguità.
Non ci resta che aiutare questo ambiente
che non ne può più!
Con l’acqua che porta le melme delle industrie
nei fiumi come fognature.
Col mare che muore nei fanghi della chimica
e nutre i pesci col moplen!
Col radioattivo entrato nelle case di città
e un cielo opaco di CO2.
Con guerre di ogni tipo a invadere le geografie
e un dio profitto in cima al PIL.
“Aiuto, aiuto!” Qualcuno ascolti l’eco:
il grido disperato di un globo maltrattato.
“Aiuto, aiuto!” Il tempo è ormai scaduto:
Salviamo ciò che resta di questa nostra terra.
Siamo sempre qua a guardarci nello specchio.
Non ci piacerà ma è così, siamo noi
ancorati al nostro io.
La domanda è: “Che speranze ha questo mondo?
Come morirà?”
Noi siamo tutti passeggeri in questa sfera blu:
la sola casa in cui abitare
e abbiamo un unico dovere: condividere
e conservare ciò che dà.
Ma alziamo muri con la nostra grande avidità
e non sappiamo rinunciare
agli interessi personali e a quelli inessenziali
in questa triste verità.
“Aiuto, aiuto!” Buonsenso sconosciuto.
È l’urlo disperato Di un luogo calpestato.
“Aiuto, aiuto!” È allarme ripetuto, appello inascoltato
Che ormai non ha più fiato.
Siamo ancora qua a guardarci nello specchio
Per capire se ci sarà volontà
di cambiare la realtà.
Eco siamo qua a guardare nostro figlio…
-“Che futuro ha?”
Crediti
Autore testo e musica: Derekson (RenatoDerik)
Orchestrazione, arrangiamento e voce: Samuele Sfingi
filmato: RenatoDerik
immagini: Gemini 3
Analisi
Il testo è rivolto verso l'esterno: lo specchio non è un'introspezione biologica ma un esame di coscienza collettivo.
Parliamo di una canzone di denuncia che parte da un gesto quotidiano per arrivare al cuore della crisi globale. 'ALLO SPECCHIO' è il resoconto di una civiltà che ha scambiato il futuro dei propri figli con il profitto immediato. Un urlo disperato per salvare l'unica casa che abbiamo: questa sfera blu.
Lo specchio come Bilancio Generazionale
Nel brano, l'immagine riflessa non appartiene solo al singolo individuo, ma all'intera umanità. Le "rughe in più" non sono solo segni del tempo sul volto ma le cicatrici che abbiamo inflitto al pianeta. Il brano si apre con un confronto onesto e brutale: guardarsi per ammettere il fallimento di un "progetto allo sbando".
Tematiche Principali
L'Emergenza Ambientale: Il testo elenca con precisione chirurgica i sintomi di un ecosistema al collasso: dalle "melme delle industrie" al "moplen" (plastica) nella catena alimentare, fino all'aria saturata di CO2. La Terra viene descritta come un organismo che ha esaurito il fiato.
La Critica al Sistema: l'autore punta il dito contro il "Dio Profitto" e l'ossessione per il PIL, denunciando come l'avidità economica abbia preso il sopravvento sulla sopravvivenza biologica e sulla dignità delle geografie umane, devastate dalle guerre.
La Responsabilità del "Noi": Non c'è un colpevole esterno. Il testo ripete "Siamo noi", "Ancorati al nostro io". È una critica all'individualismo e all'incapacità di rinunciare agli interessi personali per il bene comune della nostra "sfera blu".
Il Futuro e la Progenie: Il finale è una domanda sospesa e drammatica. Guardare il proprio figlio allo specchio significa chiedersi quale eredità gli stiamo lasciando. È il momento in cui l'analisi politica diventa dolore personale e paterno.
Nota Artistica
Il brano si muove come un crescendo d'ansia: parte dal riflesso individuale, si espande ai fiumi e ai mari, esplode nel grido d'aiuto ("Aiuto, aiuto!") e torna infine nel silenzio di una domanda sul futuro del figlio (ridìferendosi al èiù ampio fenomeno generazionale). È un appello al buonsenso, un invito a trasformare la "triste verità" in una volontà di cambiamento radicale.
